#Pernondimenticare

Muro dell'IndifferenzaIl 27 gennaio è la Giornata della Memoria delle vittime dell’Olocausto, data che coincide con il giorno in cui, nel 1945 l’Armata Rossa dell’Unione Sovietica liberò il campo di concentramento di Auschwitz.

La storia la ricordiamo tutti, l’abbiamo studiata, i nonni ce l’hanno raccontata, molto probabilmente non verrà mai dimenticata ed esistono posti come quello visitato domenica pomeriggio che si prefiggono di scongiurare questa evenienza.

Per Ongranmilan il giorno della commemorazione è iniziato due giorni in anticipo grazie alla visita al Memoriale della Shoah di Milano.
Un luogo nascosto, posto sotto i binari che ogni giorno accolgono migliaia di viaggiatori e pendolari ignari della presenza di quest’area al di sotto della Stazione Centrale di Milano.
In origine i ventiquattro binari servivano per il carico e lo scarico dei vagoni postali, ma tra il 1943 e il 1945 da questo luogo furono caricati a forza centinaia di deportati diretti ai campi di concentramento e sterminio.

All’entrata del Memoriale affacciato su piazza Edmond J. Safra, un muro accoglie i visitatori con la sua imponenza e perentorietà. Un singola parola da il benvenuto e riassume la tragedia di quegli anni: “Indifferenza”, motivo secondo Liliana Segre, una delle stuperstiti deportata proprio da Milano, per cui la Shoah è stata possibile, ma il vero percorso inizia una volta arrivati al piano rialzato.

Dietro le colonne tappezzate da pannelli della mostra con testimonianze e storie del luogo (queste diverranno dei video in futuro) c’è quello che è rimasto di un treno della morte.
Due vagoni bestiame dove venivano ammassate decine e decine di persone che avrebbero viaggiato per dei giorni senza cibo, acqua, servizi igenici. Unica fonte di aria erano delle piccole aperture, solitamente quattro per vagone, adornate da filo spinato in modo che nessuno potesse cercare di fuggire mentre il treno si spostava da Milano ai campi di concentramento.

Si può entrare in questi spazi soffocanti e vuoti. Ci si passa attraverso per arrivare nell’altra zona.
Io personalmente, sono entrata in uno scompartimento completamente buio. La sensazione di malessere mi ha colpito, davvero. Ho cercato di sbirciare fuori da quelle aperture che permettevano anche ai deportati di poter guardare fuori e respirare aria pulita e mi sono sentita affogare in quell’oscurità. Vedere come unica fonte di luce quella di una lampada che filtra in quella fessura con una grata davanti è angosciante. Anni fa, feci uno spettacolo teatrale tratto dal libro “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Quando dovetti far finta di essere trasportata su un treno simile e vivere in un campo di concentramento, sembrava tutto così lontano eppure domenica mi ci sono trovata dentro in tutti i sensi. Sono stata distratta dall’arrivo di un signore della Protezione Civile che gentilmente mi ha fatto luce.
Quando sono uscita dal mio raccoglimento personale ho potuto riprendere la visita.

Seguendo la guida, al di là dei vagoni della morte, si arriva ad un muro con scritti i nomi delle persone deportate dalla Stazione Centrale: 774 sono i nomi che riempiono questo spazio.
Solo 27 di essi sono i superstiti e i loro nomi sono evidenziati in giallo.

Sorpassando il muro si arriva al Luogo di Riflessione, uno spazio circolare in cui ci si può soffermare a pregare, pensare, sostare o a confrontarsi. In quel luogo ho riascoltato il silenzio che ho trovato anche nel vagone. Mi sono soffermata a pensare nuovamente a quell’angoscia che ho provato. Io, che sono stata fortunata a nascere parecchi anni dopo, che sono stata fortunata a non vivere quell’orrore, che sono stata fortunata a non dover vivere con la paura di non arrivare a domani. Mi sono immersa nuovamente nel mio silenzio, in modo rispettoso e dopo aver fatto le mie considerazioni verso me stessa, sono uscita dirigendomi verso un altro filmato.

Qui delle persone anziane ricordano cosa hanno vissuto e lo raccontano a noi per evitare che ci passi di mente il periodo più buio della nostra storia. Rimango assorta per qualche altro minuto dopo di che decido che è ora di uscire alla realtà odierna, che dopo tutto, non mi sembra poi così tanto male.

Al piano interrato, che domenica era chiuso al pubblico, c’è un auditorium dove solitamente ci sono convegni, conferenze e presentazioni di carattere storico, culturale e sociale.

Il progetto, però, non è ancora finito. La Fondazione Memoriale della Shoah sta costruendo una biblioteca specializzata, uno spazio per mostre temporanee, un bookshop e gli uffici della Fondazione stessa e per questo, sul sito si possono trovare le indicazioni per fare delle donazioni.

Vi lascio con le parole di Ferruccio de Bortoli, presidente della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano:

La memoria è un dovere morale, un impegno civile. Se rituale è inutile. Se strumentale, persino pericolosa. Se scolora nella banalità allontana la percezione del dolore, l’immensità del sacrificio, la forza dirompente di quei corpi senza carne, di quei volti muti e sofferenti, eppure così dignitosi. La memoria autentica scongiura la formazione di un vuoto alle nostre spalle. Attenua quella comprensibile tendenza alla rimozione spingendoli nel pozzo della storia fino a conforderli con tanti altri. Il ricordo è un esercizio salutare: apre la mente e i cuori, ci fa guardare all’attualità con meno pregiudizi e minori ambiguità. Il ricordo è protezione dalle suggestioni ideologiche, dalle ondate di odio e sospetti. La memoria è il vaccino culturale che ci rende immuni dai batteri dell’antisemitismo e del razzismo. Chi ha buona memoria è un cittadino migliore.

#ionondimentico

Muro dei nomi Interno vagone Milano-Auschwitz Treno della morte - 2 Treno della morte 1

credits: le fotografie sono state gentilmente fornite da FA Light Studio

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